IL FORTINO LORENSE

la prima illustrazione, proposta da Antonio Ghionzoli, corredava la pratica di concessione di terreni ai Ceccherini e mostra, in pianta, la struttura del Fortino (siamo a fine ‘800)

Il Fortino …

la costruzione del Fortino risale al 1786 ; si trattava di una costruzione cintata, a forma esagonale, con funzioni di controllo del traffico in entrata attraverso la Foce dell’Arno.

Attorno al Fortino sorse presto un borgo di pescatori; si può pensare che questi episodi fossero il preludio alla nascita del “Paese di Bocca d’Arno”.

Il “Fortino”, voluto da Pietro Leopoldo di Lorena per far fronte ad esigenze che non erano piu soddisfatte dalle torri anticamente presenti ad Arnovecchio e a Torretta, sorgeva proprio in foce d’Arno, al punto di arrivo di una via che tra lame e cotoni, in territori in gran parte paludosi e spesso sommersi, arrivava fino a San Piero.

Del Fortino non è rimasto niente, perché dopo la nascita dello stabilimento industriale che costruiva barche e poi idrovolanti la costruzione fu rasa al suolo.

COSE CHE NON SI VEDONO PIU’

Il Fortino è sicuramente la cosa più importante, ma non l’unica ad essere stata distrutta e sottratta alla memoria.

Non si vede piu la stazioncina del “trammino” di Boccadarno: un edifico più importante degli altri lungo il percorso, con la residenza del capostazione al piano superiore. La stazione si trovava subito dopo il canale Lamone, andando verso il mare. Fu distrutta dai tedeschi, così come fu distrutto il ponte ferroviario sul canale. Non fu mai piu ricostruita.

Invece non tutta la colpa della sparizione di un altro bellissimo e importante edificio può essere data agli eventi bellici. La prima sede, storica, della Lega Navale, progettata da un professionista straordinario, l’ingegner Federico Severini.

Questa foto mostra come si presentava l’edifico, bombardato inesorabilmente, nel dopoguerra. Purtroppo fu deciso di non restaurarlo, e ora al suo posto c’è una struttura senza qualità (l’ultimo a destra nella foto che mostra l’immissione del Lamone in Arno.”

LE GANAVALI :

“Questo era un luogo, se non proprio di Elite, ma riservato in esclusiva per quei pochi appassionati di vela. Non c’è dubbio che per fare parte di quel Glub, si dovevano possedere quei requisiti indispensabili di notorietà, o parentela con persone importanti. Ogni qualvolta che venivano effettuate regate si notavano lungo il viale grosse ed eleganti auto. Di fronte alla Lega, la strada che portava ail’impianto delle Turbine, dove erano occupati alcuni tecnici e operai dell’ufficio Fiumi e fossi, uno che ricordo benissimo, era Dedo Antonelli. Oggi all’inizio di quella strada, si vede una discreta costruzione nata negli anni sessanta, ad opera della provincia, con annessa l’abitazione per l’incaricato dell’ufficio Fiumi e Fossi per la raccolta in Amo delle nascite ittiche, e per conservare le “cee” a scopo di ripopolamento per le varie Lagune e Fiumi italiani. Un grande capannone provvisto di vasche, contenevano questi avannotti sempre pronti per le varie spedizioni. Ricordo Mario, l’addetto a questo vivaio, che divenne suocero del Novi figlio di Avio.” (MARIO DELLA ROSA, in Marina Magica – edizioni ETS)

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